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Titolo : Montedidio Autore:ERRI DE LUCA
Casa Editrice Feltrinelli, Milano 2001
Curatore della recensione:Vincenzo Esposito

Erri De Luca è un simpatico e originale scrittore napoletano, che giovanissimo ha abbandonato la sua città e l’ambiente borghese in cui viveva per andare a fare l’operaio. Così ha conosciuto da vicino la fatica del lavoro in fabbrica e le lotte operaie, poi ha viaggiato per terre povere e lontane, sconvolte dalla fame e dalla guerra. Intanto scriveva libri (Non ora, non qui, 1989; Una nuvola come tappeto, 1991; Aceto, arcobaleno, 1992; In alto a sinistra, 1994; Alzaia, 1997; Tu, mio, 1998; Tre cavalli, 1999), tutti pubblicati da Feltrinelli, nei quali raccontava vicende che non erano mai ambientate nella sua città natale. Con l’ultimo romanzo, Montedidio, Erri De Luca ritorna a Napoli. E’ come se fosse terminato un esilio e iniziasse una nuova vita. 

Infatti, in coincidenza con il suo ritorno, la scrittura e l’atmosfera del libro sono diverse dai suoi precedenti lavori. Rimane solo la dimensione di romanzo breve o di racconto lungo che caratterizza tutta la sua produzione letteraria.

La voce narrante è quella di un ragazzino di tredici anni, figlio di uno scaricatore di porto, che vive agli inizi degli anni Sessanta in un quartiere popolare di Napoli, Montedidio, ed è costretto a lasciare la scuola per andare a lavorare nella bottega di un falegname, Mast’Errico, dove incontra un singolare calzolaio, Rafaniello, che aggiusta gratuitamente le scarpe ai poverelli. Intanto scrive le vicende di cui è protagonista su un rotolo di carta regalatogli da un tipografo, simile a un antico manoscritto.

Tutta la storia si svolge su due livelli, uno basso che è rappresentato dalla bottega di Mast’Errico, dal quartiere, dalla casa del protagonista, e uno alto che è il terrazzo dei lavatoi. Il primo livello è quello della fatica del lavoro e della difficoltà della vita, il secondo è quello dell’amore e della speranza e anche del sogno.

Montedidio è un quartiere popolare di Napoli, dove vive gente povera e disgraziata, ma è una Napoli scabra ed essenziale, quella che ci descrive De Luca, dove non c’è posto per la tradizione e il folklore. Il protagonista ha un occhio sano e uno "cecatiello", abita in una casa modesta e silenziosa, dalla quale i genitori spariscono presto, perché la madre è gravemente malata ed è costretta a ricoverarsi in ospedale, e il padre, un uomo remissivo e dolcemente innamorato della moglie, la segue e le tiene compagnia fino alla morte. Il figlio ci racconta che un giorno il padre gli ha regalato un boomerang, un bumeràn, come lo chiama lui, napoletanizzando il termine inglese, per cui la notte sale sul terrazzo dei lavatoi e si allena, ripetendo all'infinito il gesto del lancio. 

Mast’Errico è un uomo saggio e semplice, gran lavoratore, che ha dato ospitalità nella sua bottega a Rafaniello, un misterioso profugo, venuto da una terra lontana, rosso di capelli e con una gran gobba, che ripara le scarpe dei poveri. Il suo vero nome è Rav Daniel e viene da uno sconosciuto paese d’Europa, forse è uno scampato dall’Olocausto. Il suo sogno è andare a Gerusalemme, dove, confida al protagonista, volerà la notte dell’ultimo dell’anno con le ali che nasconde nella gobba.

Infine c’è Maria, anch’essa tredicenne, ma già segnata dalle brutture della miseria che l’hanno fatta diventare un poco adulta, anche se non ha perso la forza di sperare in un amore dolce e delicato. E’ lei che "insegna" il giovane protagonista ad amare con romanticismo e con responsabilità. E’ un sentimento che nasce sul terrazzo dei lavatoi, tra sussurri e folate di vento, tra scoperte e stupori.

E’ una storia di gente povera e semplice, vinta dalla vita e senza prospettive in un domani migliore. Ma è anche una storia di speranza. E’ una speranza confusa quella che ci propone De Luca. Una speranza che prende vita dal terrazzo dei lavatoi del palazzo più alto del quartiere di Montedidio.

Come non vedere in tutta questa vicenda una sorta di parabola di sapore biblico? Sono tanti gli indizi che ci riportano di continuo alla Bibbia, il libro che da sempre ha affascinato De Luca: il rotolo di carta sul quale scrive il narratore che ricorda antichi sacri papiri, il lavoro di falegname, l’uomo che diventa angelo e vola verso Gerusalemme e soprattutto il personaggio che porta il nome di Maria, che ricorda non solo la purezza interiore della madre divina, ma anche il pentimento e la forza d’animo della Maddalena. E’ lei che fa nascere alla vita il protagonista, che gli dà il coraggio di lanciare il bumeràn nel buio infinito della notte dell’ultimo dell’anno, mentre dalla gola gli esce "la mia voce, un raglio d’asino che mi strappa i polmoni, io grido e per il mio grido non c’è posto sopra il rotolo e sopra Montedidio".

Così in questa oscura parabola il terrazzo dei lavatoi è il punto più alto del quartiere di Montedidio, il posto da dove può nascere la speranza. De Luca non ci indica però, a mio avviso, la speranza in una fede religiosa. Forse, ci avverte, attraverso le parole di Rafaniello "che a forza di insistere Dio è costretto a esistere, a forza di preghiere si forma il suo orecchio, a forza di lacrime nostre i suoi occhi vedono, a forza di allegria spunta il suo sorriso".

Questo è quanto afferma Rafaniello, il personaggio più misterioso e surreale del libro, ma forse quello che ne rappresenta anche la debolezza, in quanto la sua magica inverosimiglianza, che ricorda molto da vicino alcune figure di Garcia Marquez, stride con il dolente realismo della vicenda.



Gruppo di progetto e gestione
 Sandro Lattanzi; Fiorella Orsini